Siamo
saliti a bordo di Antonio I e abbiamo intervistato il comandante Massimo che
ci ha raccontato la storia del suo Leudo, le difficoltà affrontate per farlo
sopravvivere e come riesce a lavorare con esso.
È importante riportare quanto abbiamo appreso perché vogliamo, attraverso il nostro piccolo aiuto, sensibilizzare tutti gli operatori pubblici e privati del settore affinché aiutino le nostre barche storiche a non morire perché sono l’orgoglio del nostro territorio.
Sono Massimo, il Comandante del M/V Antonio I, imbarcazione destinata alla pescaturismo.
Il suo equipaggio è a conduzione familiare, come spesso accade nelle barche da pesca.
Questa vecchia barca onoraria è stata salvata e amorevolmente restaurata grazie alla tenacia e alla passione di tutti I miei fratelli.
Tutta Ia nostra famiglia è da sempre stata legata al mare e alle sue attività, a partire da nostro padre Salvatore, esperto pescatore immigrato daIl’isola di Ponza negli anni del dopoguerra, e a seguire con tutti i miei fratelli che da sempre navigano per mare
II MN Antonio I è un Leudo in legno di 11,40 mt, largo 4 mt e ha una velatura di 100 mq ed è dotato di un motore da 120 cv.
All’interno è fornita di cucina, due bagni e tutti servizi previsti dalla legge.
Il Leudo Antonio I fu costruito nel 1941 e la famiglia Bo fu la prima proprietaria dell’imbarcazione che poi passò alla famiglia Sannino e quindi ad un marinaio della Maddalena.
Infine, l'Antonio I venne acquistata dalla famiglia Di Meglio nel 2000 per 35 milioni di vecchie lire. L’imbarcazione era però in condizioni davvero disperate e furono necessari quasi 100mila euro per il restauro.
Inizialmente, il Leudo, venne utilizzato per diversi scopi in considerazione del fatto che allora non esistevano le strade: prima come barca di saurra (zavorra), poi per trasportare l’argento dell’Argentiera e la ghiaia da Fiumesanto a Portotorres.
Durante la seconda guerra mondiale esso fu affondato e dopo essere stato ricostruito venne destinato alla pesca.
Ora, l'Antonio I pratica l’emergente attività di pescaturismo pescando con le nasse ed accompagnando i turisti all’Asinara. Per questa attività sono necessarie solo due persone come equipaggio ma per mantenere Ia barca in buone condizioni è necessario molto lavoro. Per le regate invece occorrono 8-10 persone, una per ogni manovra.
L’attività di pescaturismo viene svolta da maggio a settembre, unico periodo in cui c’è richiesta. Annualmente si può guadagnare tra 25.000 e 30.000 euro ma le spese per la manutenzione sono davvero tante, senza considerare le difficoltà nel reperimento dei materiali e per l’ormeggio.
L’organizzazione turistica è ancora in fase di sviluppo ed è perciò difficile trovare un’occupazione per la barca quando non ci sono i turisti.
Le idee ci sarebbero, per esempio quella di adibire il Leudo a “barca scuola” o “barca museo”, ma per realizzare queste attività sarebbero necessari aiuti esterni di tipo pubblico perché le forze dei singoli proprietari non sono in grado di sostenere le spese per avviare progetti di questa portata. Ci vorrebbe una concreta volontà politica, seriamente interessata al settore per sostenere l’attività di queste barche storiche, grande patrimonio non abbastanza valorizzato della nostra terra.
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